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Alvaro Pagnanelli: Vi spiego il Flair Bartending – 2° parte

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Continuiamo a conoscere da vicino il mondo del Flair Bartending in questa intervista con Alvaro Pagnanelli, uno dei grandi esponenti a livello mondiale di questa tecnica. Scopriamo quali caratteristiche deve avere il barman acrobatico e cosa fare per arrivare a grandi livelli.

Alvaro durante una lezione di Flair Bartending

Alvaro durante una lezione di Flair Bartending

Come deve essere, a tuo avviso, il cliente ideale?
Il cliente ideale penso non esista, penso che quando ci si relazioni con persone che vogliano divertirsi, dobbiamo divertirci anche noi, il primo passo che ogni professionista deve fare è “lavorare responsabilmente” non assumendo alcol durante il lavoro, cosa normale se si pensa ad un normale lavoro, ma nel nostro caso a volte lo si dimentica. “Almeno uno dei due, deve essere sobrio”! Frase che ricordo sempre alle nuove leve del settore quando si studiano le interazioni con le clientele nella didattica AREABARTENDER.

Qual è il cocktail migliore che sai realizzare? Puoi dirci la ricetta?
Quello che ripropongo ogni volta che posso, quello che mi ha portato a rappresentare l’Italia a Cuba nel 2009 è “UP STYLE AREA”:
– vodka absolute vanil;
– rum havana 3 anni;
– cramberry juice;
– granatina syrup;
– glassa aceto balsamico.

Quali sono le caratteristiche che deve avere il vero barman acrobatico?
Qualità, interazione con la clientela, spettacolarità. La prima nella preparazione dei cocktail; la seconda usando carisma consigliandogli e “guidandoli”; la terza perché bisogna fare flair sempre quando le condizioni lo richiedano: spazi, sicurezza e tempo. Non siamo circensi, con tutto il rispetto per la categoria, ma professionisti estrosi.

Qualità, tecnica e spettacolarità sono le doti che deve avere un barman flair

Qualità, tecnica e spettacolarità sono le doti che deve avere un barman flair

Il ricordo più bello che hai nella tua carriera?
RIJEKA 2007, terzo classificato in una competizione che sulla carta non vedeva spazio per me, invece mi ha visto salire sul podio appena dietro a due grandi big name del tempo e avanti ad almeno quattro grandi flair bartender.

Qual è il sogno nascosto dentro al tuo shaker?
Vincere un Mondiale, se non come Flair bartender, almeno come Mixology bartender. Per la prima categoria forse sarà tardi, visti i miei 34 anni, ma nella seconda ho ancora molti anni per riuscirci. Intanto un grande sogno l’ho realizzato: AREABARTENDER. Ad oggi è un’associazione riconosciuta e una realtà nel mondo del flair bartending, associazione che grazie a professionisti mira a formare nuove leve in questo campo, cercando di trasmettere la stessa passione negli allenamenti e nello studio per questo grande, fantastico, infinito lavoro.

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