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Quegli shottini che uccidono…

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Sembra continuare la lotta tra baristi e forze dell’ordine. Un problema che non riguarda solo bar e locali in Italia.

Gli ultimi casi di forte contrasto tra i gestori di bar e locali e la legge italiana hanno posto l’accento su alcune problematiche da risolvere: gestione degli ingressi, delle consumazioni e rapporto con sostanze proibite. Anche in Francia non sembrano passarsela meglio. Poco tempo fa, infatti, un barista francese è stato condannato a 4 mesi per omicidio colposo (con sospensione della pena), per aver lasciato bere tranquillamente ad un cliente ben 56 “shot”. Il cliente, con un forte stato di ebrezza, dopo il ricovero in ospedale è però deceduto.

La moda degli shottini sta causando problemi un po’ ovunque

Il barista ha ammesso di aver commesso un errore incoraggiando l’uomo a bere, mostrandogli addirittura un record precedente di cicchetti bevuti. Certo, va detto che non è possibile controllare voglie e stato di salute di ogni cliente che entra in un bar, così come non è possibile forse controllare ogni cliente che alza il gomito. Andrebbe però ricordato ai baristi che molte volte non guasterebbe un po’ di buon senso in più, e un po’ più di attenzione e fermezza nello stoppare chi è già palesemente ubriaco.

Chiudiamo ricordando ai professionisti, agli aspiranti tali ed ai formatori, che il barista vero è quello che conosce davvero i propri clienti, e li accompagna in un percorso di approccio “maturo” al bere.

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