CSC – Caffè Speciali Certificati nasce nel 1996 e da 30 anni prosegue il suo cammino nei caffè specialty: da sempre il suo obiettivo è promuovere la qualità e la cultura del caffè di pregio, facendo fronte comune nella realizzazione di prodotti di qualità superiore certificata. «Ringrazio chi ha fondato questo Consorzio (al quale Goppion ha aderito nel 1997) perché ha aperto una strada nuova e diversa per parlare di qualità – afferma Paola Goppion, presidente CSC e responsabile marketing di Goppion Caffè -. I nostri caffè si definiscono “Speciali” perché sottoposti a controlli accurati lungo tutta la filiera, che ne fanno dei veri “specialty”. Sono inoltre “Certificati” (Iso 22005 per la tracciabilità a garanzia del consumatore) perché la loro eccellenza (ripeto: provata) è garantita dal bollino CSC che i soci possono apporre su ogni confezione. Non vogliamo fermarci qui, ma dare ulteriore valore aggiunto ai nostri caffè attraverso nuove garanzie all’origine che stiamo elaborando. Speriamo che nuovi torrefattori si vogliano unire al nostro gruppo, per renderlo più forte e beneficiare della qualità certa e costante nel tempo che il nostro Consorzio può garantire».
L’intuizione visionaria
«A 30 anni di distanza dalla nascita di CSC, ho l’orgoglio di avere intuito in modo pionieristico e trasferito ai soci l’importanza di risalire alle origini del caffè e di stabilire rapporti di stima e di collaborazione con i produttori – racconta Enrico Meschini, presidente CSC fino al 2021 e fondatore de Le Piantagioni del Caffè -; da ciò è disceso un beneficio notevolissimo sia per quanto riguarda la qualità sia per la costanza del prodotto negli anni. Da allora molti operatori hanno seguito la nostra strada, ma pochi hanno saputo instaurare un rapporto duraturo e costruttivo con chi coltiva».
Sottolinea il deciso passaggio a un livello superiore di questa scelta innovativa Franco Mondi, titolare di Mondicaffè: «fino agli anni ’90 i torrefattori che volevano fare qualità si dovevano affidare agli esportatori, alle grandi compagnie. Ma non bastava: con altri operatori che cercavano l’eccellenza abbiamo fatta nostra la “visione” – che in realtà aveva tanta sostanza – della necessità di risalire alle origini e di realizzare una tracciabilità totale. Un passo che ci ha permesso di raggiungere risultati di eccellenza. Di questo sono molto fiero e grato a Enrico Meschini».
La forza della consapevolezza
Chi conosce davvero la storia e le tante figure protagoniste di quell’eccellente espresso offerto e consumato al bar o a casa? Ben pochi perché, osserva Enrico Romano titolare di C.B.C., «molti torrefattori propongono caffè di piantagione, che acquistano da trader che si sono organizzati in tal senso, ma in realtà di quei caffè conoscono solo i dati trasmessi da chi li rivende. I soci CSC fanno sopralluoghi periodici e incontrano chi coltiva ed effettua la prima lavorazione. Grazie a ciò il nostro livello di conoscenza del prodotto e di consapevolezza è veramente completo: un meccanismo rodato che fa capo a un gruppo coeso. Invito chi vuole puntare sulla vera eccellenza ad unirsi a noi». Un ulteriore punto di forza sta proprio nell’essere una squadra affiatata, come spiega Vittorio Barbera, rappresentante sesta generazione in Barbera 1870: «ci incontriamo periodicamente e il confronto che nasce tra noi ha aiutato a migliorare la qualità dei caffè e delle miscele di ogni torrefattore. Abbiamo acquisito, nel corso di questi decenni, gli strumenti e definito i criteri comuni per valutare in modo oggettivo i caffè ed il risultato in tazza. L’obiettivo resta sempre quello di diffondere, attraverso i nostri clienti, la cultura di un caffè di alta qualità».

Il riscatto delle donne del caffè
Da sempre CSC destina parte del suo bilancio ad aiuti alle comunità agricole. L’ultima iniziativa è il progetto doña Lucero che ha preso il via insieme ad Amka nel 2020 nella provincia di Petatán, regione di Huehuetenango, nel Nord Ovest del Guatemala. «L’obiettivo è stato quello di promuovere lo sviluppo delle capacità produttive e commerciali di un gruppo di piccole produttrici in situazione di difficoltà -racconta Graziano Carrara – presidente della Commissione Tecnica CSC e titolare di Carrara Coffee Agencies -. Da quattro anni le torrefazioni CSC propongono il caffè doña Lucero, che ha raggiunto le caratteristiche di eccellenza e la costanza qualitativa che chiediamo ad ogni produttore. È un orgoglio avere condotto questo progetto, soprattutto per il valore umano che lo accompagna».
Il mercato e la sfida dell’eccellenza
In questo momento difficile per l’economia in generale e anche per il mondo del caffè, si assiste a un calo qualitativo sia da parte di molti torrefattori sia dell’offerta al bar, con tostature scure e molto spinte che uccidono gusti e aromi dietro il paravento di un’amarezza che si confonde con il corpo.
Ma c’è chi non si rassegna: «Incontrare baristi che hanno capito la qualità dei caffè con il bollino CSC e si impegnano per farlo comprendere al cliente rincuora e spinge ad affrontare con decisione un mercato sempre più agguerrito e scorretto – dice Serena Nobili responsabile comunicazione Dini Caffè -. Il prezzo tenta tanti operatori, ma c’è chi comprende l’errore di questo passo indietro e propone con convinzione la qualità certificata dei nostri caffè, che la clientela apprezza».
Rilancia il concetto con grande convinzione Giovanni Corsini AD di Caffè Agust: «Fattori come la tracciabilità, il contatto con il produttore e un profilo in tazza che esprime le caratteristiche delle diverse origini sono valori che il barista apprezza e che propone con orgoglio. La nostra esperienza dice che il consumatore riconosce la qualità e chi la offre può avere grandi soddisfazioni. Un trend in tal senso si trova nelle bakery con caffetteria, che cercano prodotti di qualità anche per il caffè. Globalmente vedo un futuro positivo».
Portiamo ora lo sguardo all’export, con Paola Goppion: «il mercato oltre frontiera è molto attento e sensibile a prodotti ai quali si accompagnano tracciabilità e storia che parla di sostenibilità, come da sempre fa CSC. Realtà come il sostegno alle donne del Guatemala sono ancora più interessanti per il barista e lo invogliano a raccontarle al cliente, rendendo la propria offerta speciale. È un effetto a catena che toglie appiattimento e omologazione, rendendo ogni tazzina originale e culturalmente vivace».
Radici solide e sguardo al futuro
«CSC mantiene da anni procedure, valori e controlli lungo tutta la filiera e questa è un’impostazione che vogliamo mantenere nel tempo – osserva Sergio Prete member of the board of directors di Blaser Trading -. Non vogliamo tuttavia fermarci qui, ma trovare nuovi elementi che diano più valore aggiunto. Abbiamo molte idee e ci stiamo confrontando per definirle con precisione e dare il via a una nuova strategia, più attenta all’ambiente: pensiamo che questa debba essere la strada del futuro per i caffè di piantagione. Ne parleremo prossimamente».
Il Consorzio non acquista il caffè, ma organizza ed effettua i controlli necessari per garantire la sua qualità mettendola a disposizione degli associati. Ogni torrefattore acquista per sé caffè diversi provenienti dalle piantagioni scelte e compone le miscele in modo personale nel pieno rispetto del proprio gusto, della propria creatività e nella considerazione del mercato al quale si propone. Prima di essere disponibile per i soci, i caffè vengono assaggiati da noti professionisti del sapore che ne accertano la corrispondenza alle caratteristiche di eccellenza che la commissione tecnica definisce per ogni origine. Un percorso virtuoso che si mostra con il noto bollino da mantenere e divulgare ad ampio raggio; per questo il Consorzio invita ad unirsi ad esso altri torrefattori che credono in questi valori. Il caffè è stato colpito duramente dal Covid e poi da grandi rialzi del suo costo all’acquisto, ma può riconquistare attenzione solo attraverso novità progettuali che abbiamo a che fare con valori che li rendano interessanti sul mercato, da raccontare al consumatore con trasparenza e verità.


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