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Genericamente con il termine anglosassone Scotch Whisky s’intende il distillato di cereali prodotto, invecchiato, miscelato, imbottigliato esclusivamente in Scozia, ma se si aggiunge una “E” alla dizione del Whisky ecco che la produzione con provenienza geografica e denominazioni del Whiskey sono diverse: Irish Whiskey e American Whiskey. Prodotti con metodologie tradizionali, per distillazione, invecchiamento diverse e con l’impiego di differenti cereali: orzo, malto, mais, segale e frumento. Distillati prodotti con una varietà di stili differenti: blended e vatted. Prerogativa dei paesi d’origine.

Sono molteplici le similitudini fra l’Irlanda del Nord e la Scozia: popoli di ceppo gaelico li uniscono la lingua, paesaggi, monti, colline, laghi, torrenti impetuosi di acque pure e cristalline, la campagna, l’agricoltura e le torbiere. L’Irlanda è ricco di torba, ma benché possegga grandi giacimenti di questo fossile, a differenza dei maltatori scozzesi, non se ne servono per alimentare i forni e dare il gusto d’affumicato all’orzo germinato da tostare, usando nella maltazione prevalentemente carbone.
Questo processo di maltazione degli Irlandesi, senza sentore d’affumicato che tipicizza il prodotto scozzese, consente d’ottenere un distillato dove è esaltata la materia prima, il profumo dell’orzo e la rotondità del malto, qualità tipiche che caratterizzano e identificano la produzione dell’Irish Whiskey, di cui l’orzo grezzo e quello maltato (germinato) sono la base essenziale delle caratteristiche del distillato.
L’Irlanda, contende da sempre la natività del distillato di cereali agli scozzesi, da sempre conosce i segreti e metodi di distillarli, probabilmente acquisiti dai monaci missionari che arrivarono in Irlanda nel VII secolo.
L’uso diverso dell’orzo grezzo e dell’orzo maltato ha un’origine lontana nella produzione del Whiskey irlandese, deriva dal tentativo di limitare i costi di produzione, quando il governo imponeva la tassa sul malto, i distillatori usarono mettere una parte d’orzo non maltato, cereale coltivato in grande abbondanza nel loro Paese. L’uso diventò tradizionale consuetudine, ancora oggi usata, che tipicizza tuttora il loro distillato in alambicco discontinuo.
Si miscelano, nelle proporzioni del 40-60% e 20-80% con prevalenza dell’orzo non germinato, elemento importante nel sapore finale del distillato, denominato “Pot still whiskey” (whiskey d’alambico) a cui nel tempo fu aggiunto anche una quantità d’altri cereali: grano, frumento e nel passato si usava anche piccole percentuali d’avena e segale.
Quest’aggiunta di vari altri cereali fu praticata per alleggerire la purezza del tipico distillato ed adeguarsi a produrre un whiskey più adatto all’esportazione. Tuttavia il whiskey irlandese oggi contiene: una percentuale di distillato di malto, una d’orzo grezzo e una terza parte di cereali vari; ma la prevalenza e la base che conferisce agli altri distillati, nel vatting (miscela), le note più caratteristiche e qualitative del prodotto finale, è il distillato d’orzo grezzo.
Il Whiskey Irlandese è diverso dallo scozzese non solo per il supplemento della “E” nell’ortografia, per i tipi di cereali e l’assenza dell’affumicato di torba, ma anche perché essi distillano l’alcol con distillatori discontinui e non quelli continui a colonna, distillando il mosto tre volte, fino al massimo della neutralità per alleggerire il corpo del whiskey. Metodo singolare e tipico, processo unico nella produzione del whiskey, usato ancora oggi contribuisce a produrre un distillato più tipico anche se più costoso, ma dal quale deriva la tipicità del whiskey irlandese.
Il prodotto così ottenuto è un alcol puro e quasi neutro, di corpo leggero con un contenuto alcolico più elevato dello scozzese.
Gli Irlandesi attribuiscono la qualità del whiskey al distillatore, mentre gli scozzesi l’attribuiscono maggiormente al miscelatore (blender).
Il distillato è immesso al consumo e commercializzato diluendo l’alcol fino a portarlo tra i 40 e i 43°.
Il periodo d’invecchiamento minimo è di tre anni, ma sono prevalentemente selezionati in funzione dell’età, maturati e invecchiati per periodi diversi, vecchi dai cinque ai dieci anni, messi nella tipica bottiglia dopo aver subito il vatting (l’arte d’assemblare whiskey della stessa distilleria), provenienti da botti dalle origini diverse: di quercia nuova o che abbiano già contenuto vini Sherry dell’Andalusia o Bourbon Americano, per ottenere versioni e qualità organolettiche diverse del distillato.

Se la qualità e le tipologie dei whisky scozzesi sono legate alle aree di produzione, all’ubicazione delle distillerie con i loro microcrismi e le acque di ruscelli e fiumi, la qualità e tipologia dei Whiskey irlandesi sono date dall’alta capacità del distillatore di cambiare le caratteristiche delle poche distillerie rimaste: quelle del complesso di Midleton che produce una dozzina di qualità di Whiskey; la Bushmills che produce fini malti. Distillerie unite in un unico gruppo chiamato “Irish Distillers” che produce il distillato e lo miscela con la tecnica del “vatting”., etichettato come Irish Pure pot Still Whiskey. Old Comber Pure Pot Still

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