Il piacere del vino
12 Aprile 2010Felice Spicocchi
Quando mi è stato proposto di collaborare con gli amici di bar.it, per tenere una rubrica che avrebbe spaziato nel mondo del vino, confesso che la cosa mi ha piacevolmente allettato. Nella mia vita il vino ha sempre rivestito un ruolo di primo piano, a partire dal corso di studi seguito. Nel 1987 mi diplomavo all’Istituto Tecnico Agrario con Specializzazione Viticolo-Enologica di Ascoli Piceno, anche se quello era un periodo decisamente nero per l’enologia, si era in piena crisi post-metanolo e la birra era la signora incontrastata nei consumi dei giovani e non solo. La parentesi lavorativa di fine anni ’80 con il vino alla spina mi offrì la possibilità di muovermi in lungo e in largo per le regioni centrali, a dire il vero più alla ricerca di belle bottiglie che di clienti…
La mia passione veniva portata avanti con un ristretto gruppo di amici sempre alla ricerca di qualche buona bottiglia da bere a casa o nei (rarissimi) locali della zona che proponevano qualcosa in più del poco apprezzabile Falerio di quei tempi. Nel 1999 ho iniziato ad insegnare nella Scuola in cui mi ero diplomato poco più di dieci anni prima e le fonti di informazione si sono moltiplicate, spaziando dall’agronomia all’enologia più avanzata, con una punta d’eccellenza nella figura del santone indiscusso del Pecorino, il grande (in tutti i sensi) Leonardo Seghetti. Nel 2000 ho avuto il raro privilegio di trasformare un hobby in lavoro iniziando la mia carriera di consulente enogastronomico in un locale leader di Ascoli Piceno che aveva intenzione di comincia-re a somministrare vino in modo organizzato e senza improvvisazioni,
quasi contemporaneamente la nascente Wines Store, azienda di rappresentanze che opera nel mondo dei vini di qualità, mi contattava per consulenze a 360° nelle ricerche di mercato, nella selezione dei prodotti e nella formazione di agenti e clienti desiderosi di crescere professionalmente. In tutto questo tempo (passatemi l’espressione) molta acqua è passata sotto i ponti, e la possibilità di mettere per iscritto le mie esperienze e le opinioni formatesi nel corso degli anni in questa rubrica, contattando un numero sempre crescente di utenti, mi fa estremamente piacere. Negli spazi a mia disposizione cercherò di trattare in modo esauriente ed estremamente fruibile temi di interesse generale e di tendenza, legate al mondo del vino ed alla stagionalità dei consumi, recensioni di aziende e di vini meritevoli di attenzione, zone d’eccellenza e dal terroir inimitabile e sarò a vostra disposizione per rispondere ai quesiti che vorrete pormi. Un caro saluto a tutti voi
Autoctono che Passione
Sembra essere il titolo più calzante per descrivere il fenomeno a cui stiamo assistendo da qualche anno analizzando i consumi degli italiani in tema di vini.
Dopo anni di infatuazione per le varietà internazionali, spesso addirittura esaltate all’eccesso, il consumatore italiano, non si sa bene se folgorato sulla via del Pecorino e della Passerina, o paladino del campanile che gli fa consumare solo vini prodotti nella sua zona (Toscana ed Abruzzo sono esempi emblematici) o sensibilizzato dall’incessante martellare mediatico, sembra si sia definitivamente convertito alla causa della ampellodiversità, caratteristica saliente ed unica del nostro panorama vitivinicolo.
Certo che quei vecchi vitigni dimenticati, non furono sostituiti perché davano vini scadenti, ma perché con tutta probabilità erano semplicemente antieconomici: sensibili alle malattie della vite, condizionati nel rendimento da una serie di deformazioni genetiche più o meno gravi rendendoli così scarsamente produttivi. In molti casi, dunque, il loro abbandono non aveva nulla a che vedere con la qualità del vino che producevano. A distanza di qualche decennio si stanno prendendo una grossa rivincita, complice anche la crescita della qualità dell’industria enologica che permette di non perdere neanche un profumo in fase di vinificazione e che con le lavorazioni in ambiente privo di ossigeno dà origine a risultati stupefacenti, un esempio emblematico è la Passerina che dà vini inimmaginabili fino a pochi anni fa.
Fatto sta che oggi non c’è landa vinicola italica dove non sia in atto un’opera di riscoperta delle varietà locali, una riscoperta che per certi versi ha anche le parvenze dell’ennesima moda. Ad onor del vero si parlava di moda anche un lustro fa, dopo la scoperta del vino da parte della massa dei consumatori (fine anni ’90), dopo l’invasione dei vini dai quattro angoli del globo (inizio anni ’00) e dopo l’attacco da parte di bianchi e rossi palestrati più da mangiare che da bere (successivi cinque anni). A quanto pare sembra non sia così. Riscoprire con forza la personalità delle uve della penisola, radicate sul territorio, con una storia che affonda le radici in tempi immemorabili, ha certamente contribuito a ridefinire i parametri dei vini contemporanei: vini più consapevoli, più vicini alla natura del terroir che li partorisce, in molti casi più divertenti ed interessanti degli inflazionatissimi Chardonnay e Cabernet Sauvignon, in altre situazioni ben difficili da interpretare.
Ai più affermati Nebbiolo, Barbera, Dolcetto, Friulano, Ribolla … e così di questo passo, si vanno affiancando nella consapevolezza generale vitigni meno noti o di recente riscoperta, che a volte hanno avuto i loro “guru” e pochi altri manipoli di seguaci come infaticabili sacerdoti disposti ad andare contro tutto e contro tutti pur di portare avanti il loro lavoro di valorizzazione, fino ad ottenere il giusto riconoscimento dal mercato e dalla critica; in altri casi si è trattato di una riscoperta casuale in altri ancora il frutto della ricerca di qualcosa di “tipico a tutti i costi” da inserire in un filone di mercato che si stava affermando.La strada verso la completa conoscenza del nostro patrimonio ampellografico è ancora lontana, senza dubbio i filtri imposti dal mercato e dalla concorrenza porteranno a galla le eccellenze lasciando sullo sfondo le uve con minor potenziale enologico seguendo la giusta via per non creare parodie, caricatu-re, vini banali.
Spesso frutto del lavoro degli interpreti più coraggiosi, più caparbi, spesso attrezzati dal punto di vista enologico e viticolo, ma quasi mai in grado di promuoversi adeguatamente. Di sicuro uno dei problemi principali che incontra il consumatore è la difficoltà di reperire sul mercato questi vini a causa della loro scarsa produzione, spesso legata all’autoconsumo nelle zone di creazione, che non dà modo di avere a disposizione sufficienti quantità di prodotto. Volendo fare una panoramica abbastanza completa del quadro delle tipicità territoriali vitivinicole regiona le e tralasciando volutamente gli arciconosciuti Montepulciano, Sangiovese e Trebbiano, non possiamo non soffermarci sui vitigni bianchi che già allietano i nostri sensi come l’adulatrice Passerina dai profumi ruffiani, lo strutturato Pecorino dallo spiccato carattere, il marchigiano al 100% Maceratino (conosciuto anche come Ribona) con la sua complessità, il blasonato Verdicchio con la sua doppia anima Jesina e Matelicense dove dà origine a prodotti totalmente diversi ed
altrettanto solenni, alla personalità più timida e sottile del Bianchello; o sui rossi dotati di carattere e personalità fuori dal comune come la Vernaccia di Serrapetrona, che sta conoscendo una nuova vita da vino fermo al di là del conosciutissimo spumante, la Lacrima di Morro d’Alba dall’inebriante quanto complesso spettro olfattivo.Volendo gettare uno sguardo anche nel vicino Abruzzo non si possono omettere i risultati che sta ottenendo anche lì il Pecorino, anche se inizialmente frainteso da svariati produttori, a cui si vanno affiancando due varietà di sicuro interesse come l’elegante Montonico che dà i migliori risultati ad altitudini eroiche e la fresca Cococciola dalle grandi potenzialità. Tutte personalità inconsuete dalle quali è bello farsi travolgere. Lo stivale è pieno di esempi come questi euna panoramica sufficientemente completa occuperebbe quasi tutto il giornale. Nei prossimi numeri mi riprometto di analizzare, anche con maggior ricchezza di dettagli, quei vini ottenuti da uve tipiche ed originarie del territorio che sanno esprimere il carattere delle zone natali.
Pecorino IGT
Terre di Chieti
La vendemmia avviene la terza decade d
Settembre con una resa media per hettaro di 55 hl
Viene vinificato con macerazione a bassa temperatura
previa diraspatura dell’uva e fermentazione alcolica
termocontrollata in serbatoi d’acciaio. Colore giallo
paglierino con riflessi dorati, all’olfatto presenta intense
note di tè verde e pesca matura.
Grande struttura e lunga persistenza in bocca.
Barbera D’asti Superiore
D.O.C. Mysterium
MYSTERIUM è una Barbera prodotta con le più vecchie
vigne della Tenuta, raccolta con vendemmia medio tardiva
ed affinata in Legno di rovere. Colore rosso rubino, con
riflessi porpora e nero, dal profumo ampio, intenso con
leggere note di vaniglia, ciliegia e frutti di bosco, sapore
caldo vigoroso, con ottima longevità può invecchiare per molti anni.
Esperanto Offida
Rosso D.O.C.
Idioma in grado di accomunare popoli, razze e culture, …anelito
di questo vino capace di unire ricche, profonde e potenti radici,
territoriali con suggestioni internazionali, eleganti e fini.
Montepulciano e Cabernet, meticolosamente allevati e vinificati
in purezza utilizzando barriques di roveri selezionati, uniti poi,
giungono a voi dopo trenta mesi di invecchiamento, di cui almeno
sei in bottiglia. Vostro il piacere di ascoltarne la voce e la
sensibilità di comprenderne l’anima. Composto da
Montepulciano per il 70% e Cabernet per il 30%
24 mesi di stagionatura di cui 18 in barriques. 12 mesi in bottiglia.
Color porpora profondo quasi viola
con profumi ed aromi di prugne secche, ciliege,
cioccolato, misti a sentori speziati di cuoio e liquirizia.
Le Caniette: Offida Pecorino D.O.C.
Parlare di un vino dell’azienda agricola Le Caniette non è possibile se prima non si entra nell’ottica di Giovanni e Luigi Vagnoni, i due fratelli a capo dell’azienda di famiglia che opera nel settore da circa quattro secoli. Biologici certificati per scelta, con loro non è possibile scendere a compromessi né farli tentare dalle sirene del mercato, che chiede di volta in volta questo o quel vino. L’attaccamento alla tradizione e alla genuinità è pressoché maniacale, con un integralismo degno di un ordine monastico. I loro prodotti sono lo specchio di questa visione del vino, espressione del territorio e della vendemmia effettuata, ogni annata è diversa dall’altra e ci racconta le evoluzioni climatiche che ha subito, rendendo ogni assaggio, che segue l’imbottigliamento ed il giusto riposo in bottiglia, un’esperienza nuova e ricca di piacevoli sorprese, dove non c’è nulla di scontato e dove di prevedibile c’è davvero poco. Premesso questo, la mia attenzione si è concentrata sull’Offida Pecorino DOC Io sono Gaia non sono Lucrezia 2007.
Eh già, proprio così, il 2008 sarà in commercio solo a Luglio di quest’anno. La costruzione del vino parte in vigna, con rese per ettaro estremamente basse (c.a. 6 ton), la spremitura avviene in modo soffice e subito dopo inizia la fermentazione in piccole botti di rovere francese, dove continua a riposare ed affinarsi prima di essere svinato. Nonostante l’annata non sia stata delle migliori, caratterizzata da un’estate lunga e siccitosa e da un Settembre piovoso, il vino è dotato di grande charme. Il colore è già di per sé affascinante, giallo paglierino intenso screziato d’oro estremamente luminoso.
Il naso è intenso, ampio e penetrante con un attacco di aromi minerali, pietra focaia su tutto, proseguendo poi nell’avvolgente abbraccio speziato di vaniglia, per procedere in un crescendo di note agrumate ed erbe officinali, seguitando con una persistenza pressoché infinita in sentori di frutti tropicali e pomacee. In bocca conferma le aspettative, richiamando i sentori già percepiti al naso, in un perfetto equilibrio tra acidità ed alcool, che non risulta invadente nonostante i quasi 14°. Si apprezza particolarmente con pesci dalla struttura importante grigliati e non, non disdegna le carni bianche ed è un piacevole fuori pasto in assoluta solitudine. Da provare sulla cucina orientale.
















