Cocktail

Il disgusto dell’insalata nei drink

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Da 14 anni sono dietro al banco del bar; anni e cambiamenti che mi hanno regalato esperienze e pensieri sul mio lavoro, che ora voglio condividere con voi.

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Decorazioni (forse) eccessive nei cocktal

In questi 14 anni ho lavorato in più di 50 locali! Sì, ho cambiato tanto, forse è un mio difetto, ma molto peso l’hanno avuto gli anni spesi a girovagare in Italia e all’estero (New York soprattutto). Dopo tutti questi anni di lavoro, sono diventato estremamente critico con il sistema italiano del bar. Troppi aspetti negativi e troppe persone che si reputano barman solo per aver frequentato un corso, sentendosi onnipotenti. Perché il barista è molto altro, e di grandi barman umili ed in gamba ne ho incontrati. Ho incontrato anche e soprattutto, però, datori di lavoro, barman e gestori davvero “ignoranti” in materia, che obbligano ad usare prodotti scadenti, tecniche e modi sbagliati. Io sbatto la porta e me ne vado! Ho passato anni ad aggiornarmi, leggere riviste e libri.

Oggi lavoro nel locale più gettonato della mia zona, ed il mio datore di lavoro entra nel merito delle mie preparazioni, giudica i miei cocktail, non preoccupandosi però della sua moda, davvero discutibile, di servire drink analcolici con decorazioni sfarzose che non hanno nessun senso, e per le quali ho già avuto discussioni molto forti. Questa tendenza di mettere “insalate nei drink”, non porta assolutamente all’obiettivo di presentare una bevanda esteticamente curata, ma spinge a mio avviso nella direzione contraria. Troppi, oggi, chiamano questa moda di decoro “arte”, senza pensare che la vera arte del cocktail è all’interno del bicchiere, nella miscelazione e nel dosaggio degli ingredienti. Forse i “baristi del decoro” pensano di distogliere l’attenzione dal gusto del drink (a volte davvero discutibile) spostandola sull’aspetto estetico.

La decorazione deve essere raffinata, deve accompagnare il sapore del cocktail, e molto spesso basterebbe solo un bel bicchiere (quello adatto chiaramente) con qualche nota di colore. I corsi di formazione, quindi, dovrebbero preparare prima di tutto barman capaci nella miscelazione, lasciando il decoro non raffinato al “disgusto” personale.

 

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GAETANO BOCCOLATO, 32 anni bartender, da diversi anni nel campo del beverage, dopo la scuola alberghiera e le prime esperienze, si appassiona assiduamente al mondo della miscelazione dopo aver frequentato dei corsi alla scuola professionale di formazione Passion Flair bartender’s di Gaeta, precedentemente collaboratore del blog Rumbustioustimes.co.uk, attualmente ricopre la carica di bartender in un noto locale della sua zona.

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