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Chef, occhio alla religione!

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Viviamo in una società multietnica, condivisa tra persone che professano credo e tradizioni diversi tra di loro, e a volte lontani dai comportamenti locali.

Molteplici i modi e le tradizioni a tavola, e spesso sono legate alla religione alcune precise regole alimentari. Nasce quindi l’esigenza, anche e soprattutto per esercenti ed operatori di settore di saperne di più a riguardo, per non incorrere nel rischio di perdere una potenziale fetta di clientela.

Sarebbe un errore, ad esempio, credere che “induismo” sia sinonimo di “vegetarianismo”. Infatti solo una parte degli induisti rinuncia totalmente alla carne, per tutti loro è invece importante che gli alimenti vengano purificati lavandoli a dovere. Proibite le carni di mucca (sacra), maiale, cinghiale e cammello, gli scorfani, i serpenti (e le anguille), le lumache, i granchi ed alcuni uccelli; occhio poi agli alcolici, e ad aglio e cipolla.

Altro mito da sfatare è il vegetarianismo dei buddisti, che solo in alcune correnti sono esortati ad astenersi dalla carne. Il Buddha stesso invita a nutrirsi con cereali, legumi, burro, olio di sesamo, zucchero di canna, uova e pesce, ma l’insegnamento prevede che ognuno, nel suo cammino, sia libero di sperimentare e scegliere.

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Piatti di cucina etnica

Da conoscere nei particolari le regole della confessione islamica, in cui i concetti cibo e Dio sono strettamente legati. I precetti sono regolati dal Corano, che vieta la carne di maiale e le preparazioni in cui ne venga impiegato il grasso (pane, dolci e biscotti). Secondo tradizione sono proibite anche carni di rapaci, topi, bestie da soma, pesci senza squame, rettili e anfibi. Si fa eccezione per la selvaggina e le carni “lecite”, ammesse solo se macellate secondo le prescrizioni sciaraitiche. Tra gli alimenti considerati “illeciti” troviamo vino ed alcolici, emulsionanti e margarina.

Insomma, le regole sono tante e varie, e seppure è vero che molti si adeguano ai costumi locali senza il minimo sforzo, dobbiamo considerazione e rispetto anche a chi resta strettamente osservante, specie se intendiamo averlo tra i nostri clienti. Per i professionisti dell’ospitalità, che sono già abituati a intuire ed anticipare desideri e gusti dei propri clienti e a lavorare in questa direzione, sarà quanto di più naturale informarsi per non incorrere in gaffes imbarazzanti, e molti sono quelli a cui è capitato di farne.

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