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Barista, professione donnaiolo! 5 stereotipi dell’essere Barman

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Nel libro L’amore sporco, di Andre Dubus III, c’è un racconto intitolato Il barman, nel quale l’autore racconta le disavventure sentimentali di un barista americano. Una storia che contiene alcuni stereotipi sulla professione del barman, ma anche delle situazioni che descrivono al meglio alcuni lati di questo lavoro affascinante.

Uno degli stereotipi più classici vede il barman come un donnaiolo

Uno degli stereotipi più classici vede il barman come un donnaiolo

Robert Doucette è un barman, sposato, che nel racconto di Andre Dubus III (contenuto nel libro L’amore sporco), viene descritto come un donnaiolo che tradisce la moglie, tra l’altro incinta. Il primo stereotipo vede dunque il barman come un donnaiolo, che grazie al fascino dello shaker riesce a conquistare le ragazze, soprattutto durante i lavori stagionali. Robert, infatti, si sposta di stato in stato lavorando in vari locali: “Aveva passato l’estate in un monolocale in affitto sopra il bar e aveva messo da parte 4.000 dollari, abbastanza per sfangarla fin verso la fine dell’inverno, dopodiché la sua intenzione era di saltare su un pullman e andare a lavorare in un topless bar sulla costa orientale della Florida”.

Proprio durante uno di questi lavori stagionali il nostro barman conosce la futura moglie, e proprio durante una stagione finisce per tradirla con Althea, una ragazza a cui Robert fa ciò che tutti i veri barman fanno con i loro amici o compagni, racconta gli aneddoti vissuti dietro al bancone: “Del collega barista che una inverno aveva fatto sparire 10.000 dollari dalla cassa per non saltare gli arretrati degli alimenti per i figli; di una cameriera che era stata rapita dal suo ragazzo dopo il turno e ritrovata legata nella stanza di un motel due settimane più tardi, col ragazzo che le si era impiccato davanti; o una delle decine di barzellette sporche, strumenti del mestiere”. In uno dei suoi tanti lavori, Robert finisce al Whaler Restaurant, Bar & Hotel, 4 piani e 52 stanze. Fare il barman in un Hotel, si sa, non è la stessa cosa che lavorare in un normale locale: la clientela è diversa, alcune volte si lavora solo per pochi mesi l’anno e magari solo alcune ore della giornata, a ridosso del pranzo o della cena.

Lavorare come barman in un Hotel è molto diverso che fare il barista in un semplice locale

Lavorare come barman in un Hotel è molto diverso che fare il barista in un semplice locale

Nel racconto di Andre Dubus III il barman è anche quell’instancabile lavoratore che ogni sera, a chiusura, mette in ordine il locale, dopo aver salutato i soliti clienti che ormai conosce benissimo, e magari si fa un bicchiere con i colleghi: “Alla fine del suo turno, dopo aver sistemato gli avanzi, rifornito le casse di birra, pulito la tasca portabottiglie e lavato tutti i tappi versatori in acqua calda, si faceva una spina ghiacciata”. Ad un certo punto della storia, Robert passa di livello, e diventa capo barman, un passaggio che molti professionisti del settore sognano di fare. Fare il capo barman vuol dire sì avere più responsabilità, ma anche avere un ruolo di leader, che permette di esprimersi nel lavoro con più fantasia.

Stereotipi che accompagnano la professione del barman, ma anche caratteristiche che fanno parte di questo lavoro, e che fanno compagnia ogni giorno dietro al bancone fantasia e passione.

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